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Prezzi on line: compariamo Amazon-U2, Esselunga, Chronodrive, Carrefour

Nel precedente articolo abbiamo dimostrato l’impossibilità (e la inevitabile irrazionalità) di una comparazione puramente “oggettiva” di prezzi fra diverse insegne online, al fine di stabilire una convenienza “assoluta” dell’una o dell’altra.

La comparazione di prezzo fra insegne dipende sempre e comunque dallo specifico paniere di prodotti preso in considerazione. Dunque, il concetto di “convenienza” può essere declinato in maniera esclusivamente soggettiva, in base alle preferenze e alle informazioni disponibili per ciascun singolo consumatore.

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Prezzi: proviamo a confrontare Amazon, Carrefour, Esselunga e Chronodrive

Settembre 2016. Si fa presto a dire Big Data! All’interno di questa categoria dai contorni ambigui, i prezzi di marche e prodotti costituiscono certamente il “nocciolo duro” attorno a cui ruota ogni logica di mercato anche del settore grocery.

Dopo aver assistito a numerosi convegni in materia, abbiamo cercato di verificare – mettendoci nei panni di un cliente/consumatore qualunque che viva nell’hinterland milanese – l’effettiva comparabilità fra i prezzi di diverse insegne online e l’utilità che essa potrebbe avere.

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Prezzi – Altroconsumo: rileggiamo la ricerca

Non stupisce che tra tante divagazioni “statistiche” dei giornali estivi vi siano quelle che vanno dalla lunghezza delle tartarughe nelle varie nazioni sino a quelle sulla “convenienza” nelle varie insegne di super e ipermercati italiani. Proviamo a rileggere in modo critico e scientifico la ricerca annuale di Altroconsumo, pubblicata di recente sulla convenienza delle insegne della Gdo nei vari canali di vendita.

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Studiare i prezzi

Maggio 2016. I recenti dibattiti su prezzi e promozioni mi hanno trasferito l’impressione che, in essi, manchi la conoscenza dell’oggetto del contendere.

Discount e Category Killer

Novembre 1993 – Riflettevo, leggendo un editoriale di Progressive Grocer di qualche mese fa, su una frase che suona pressappoco così: “Verrà un giorno in cui i supermarket ringrazieranno i clubs, WalMart e K-Mart per avere reso più duro il loro cammino”. Mi domandavo cioè, se un giorno anche nel nostro paese vi sarà un riconoscimento dell’utilità, sia per il mondo della distribuzione che per quello dell’industria, del ruolo che sta svolgendo attualmente la minaccia (quantitativamente ancora insignificante) portata dai discount e dai cosiddetti “category killers”.

Credo che un tale giorno, vista l’ondata emotiva che il fenomeno sta suscitando in tutto il mondo del marketing, sia lontano. Eppure alla luce dei dati internazionali più recenti che Nielsen sta raccogliendo e filtrando, non si può negare che l’ambiente che ruota attorno ai consumi privati delle famiglie stia rapidamente prendendo coscienza che, a parte gli eventi propriamente politici, il tempo delle grandi scelte commerciali e produttive indotte dall’allargamento degli scambi internazionali sia venuto. Per chi, come Nielsen, può godere di un osservatorio privilegiato la visione del cambiamento di attitudine verso le regole di mercato, che si è manifestato dalla fine del 1991 in poi, è stupefacente. Quasi nessuno oggi nelle discussioni relative alle prospettive congiunturali ripropone con convinzione le vecchie affermazioni circa la diversità dell’ Italia.

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Global Brands: Me, Myself and I

Mark Up, September 1998 – The introduction of the single currency will create an uncontrollable future for brands and global brands.

We must therefore be aware that the consequence of a violent and rapid upheaval as the adoption of a single currency, can not be assessed immediately, but only in the medium term, say in 2010 or after. At that time the careers of many managers and bureaucrats will be close to the end. They wont see the results of their present decisions. This is is the drama of planned macroeconomic decisions of policy makers. Who decides today, wont take responsibility for the outcomes tomorrow.

prodotto interno lurido

Dal PIL al… Prodotto Interno Lurido?

“Siamo passati dal Prodotto Interno Lordo al Prodotto Interno Lurido!” è una battuta di Maurizio Gasparri che (politica a parte), a me, è piaciuta. L’aggiunta al PIL di 15 miliardi in più di “economia del malaffare”, dopo i 185 dell’economia sommersa di craxiana memoria, dovrebbe costituire un altro palliativo alle statistiche dissestate del sistema produttivo Italiano…

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Daniele Tirelli: oltre il prezzo, la qualità a 360°

Novembre 2014. Daniele Tirelli spiega in questa intervista a RetailWatch i prezzi non rappresentano necessariamente la qualità. E’ il buying, la concorrenza fra negozi vicini, i servizi, la fedeltà all’insegna a permettere ad ogni consumatore di fare il proprio pricing.

Le regole della micro-economia, riviste e adattate al reparto ortofrutta dei supermercati, uno dei reparti più critici della grande distribuzione.

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Non chiamatela “Deflazione”

Febbraio 2015. È triste assistere alla banalizzazione dei più elementari concetti di economia, è molto triste. Prendiamo l’idea alla moda: la DEFLAZIONE (dal latino: deflare=sgonfiare). Il suo contrario: INFLAZIONE, divenne, per la prima volta, una voce del Webster American Dictionary, nel 1864. Il termine sottintendeva l’eccessiva creazione di MONETA. Fu poi adattato ai prezzi, o meglio, agli indici di prezzo, solo negli anni ’20, grazie all’influenza del discusso economista Irving Fisher, (inventore di un indice che porta il suo nome).

curva di domanda

La curva di domanda individuale è utile al Marketing-at-Retail?

Se un retailer osserva i dati di un proprio punto di vendita non può non restare sorpreso da un fenomeno molto particolare che mette in discussione tante idee consolidate. Contrariamente a ciò che si può aver appreso in un corso di microeconomia, i dati dimostrano come i prezzi e la domanda riferiti alla propria clientela giornaliera non si comportino nel modo descritto dalla classica “curva di domanda individuale” insegnata all’Università. Ecco perché.