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Si può misurare la qualità dell’ortofrutta? Eccome, se si può

Si può misurare la qualità dell’ortofrutta venduta nella gdo? La domanda è imbarazzante, soprattutto in un comparto dove la filiera è davvero lunga.

In occasione del Macfrut 2016, Amagi e il team di Riccardo Guidetti del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Milano hanno presentato i risultati di una ricerca riguardante nuovi criteri per la misurazione oggettiva della qualità dell’ortofrutta.

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Le informazioni di filiera nell’ortofrutta?

Daniele Tirelli, presidente di Amagi, non ha dubbi: il consumatore non conosce le varietà di frutta e verdura italiane. Ha in mente la merceologia, ma poi si perde nelle definizioni varietali e fa confusione, oltre a dimenticarsele. Eppure la tecnologia sta dando un contributo sempre più importante al miglioramento delle coltivazioni, sottolinea Riccardo Guidetti, docente dell’Università Statale. Stanno migliorando le strumentazioni, le tecniche di raccolta dei dati e quindi le informazioni a disposizione della business community e del consumatore. Sulle informazioni il balzo in avanti è e sarà davvero importante.

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Fresh Point: il ruolo della GDO nella building demand di F&V

“Occorre ripensare un ruolo della Gdo per diffondere una cultura ortofrutticola nei consumatori”. Per Daniele Tirelli, presidente di Popai Italia, c’è un problema informativo a monte. I consumatori di ortofrutta italiani non conoscono, se non sommariamente, i prodotti che acquistano. Tra le motivazioni di questo gap culturale, una su tutte, ci sarebbe il distacco, per la maggior parte di loro, dalla vita di campagna. – Intervista di Fresh Point Magazine.

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Intervista a Daniele Tirelli: Il consumatore vuole informazione

L’informazione del consumatore è asimmetrica, dipende dagli interessi di ciascuno di noi. La vita urbana è distante dalla vita della campagna e della terra e quindi noi non conosciamo i nomi dei prodotti dell’ortofrutta, dice Daniele Tirelli, presidente di Amagi a RetailWatch. Manca, quindi, una cultura generale e particolare, soprattutto nell’ortofrutta.

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Pete Fresh Market e il sogno americano

Pete Fresh Market è l’ennesima, classica espressione di un “American Dream”. James Dremonas è il fondatore di questa catena locale (attualmente di 10 store con circa 1800 dipendenti) che si è inserita nella combattutissima Chicagoland. James, immigrato con la sua famiglia dalla Grecia, dopo l’esperienza avviata, nei primi anni ’70, con il negozio di ortofrutta del padre, aprì, nel 1994, assieme al fratello, un supermercato full-service specializzato ovviamente in prodotti freschi e freschissimi. Era collocato tra la 57th e la Kedzie, e prese il nome di Pete’s Produce a indicare una specializzazione su cui si sarebbero innestate successive, audaci innovazioni.

La Grande Chicago è da sempre un laboratorio d’innovazioni in tema di retail, che ha funto da irresistibile attrattore per ogni insegna. Tuttavia, alcuni leader storici come Jewel Osco e Dominick’s hanno dovuto recentemente, per vari motivi, abbandonare il campo e nuove catene “indipendenti” stanno riempiendo il vuoto da esse lasciato. Pete’s Fresh Market è una di esse ed essendo stata premiata, per la quarta volta, nel 2014 con il “Talk of the Town Awards”, un autorevole osservatorio della distribuzione di Chicago, si può ben dire che stia fieramente contendendo, la leadership della qualità, della varietà alimentare e del servizio al cliente a Mariano, Heinen, Wholefoods…