80 euro

Sicuri che gli 80 euro siano andati nel PIL?

Il risvolto politico degli 80 euro è relativo. Quello scientifico riferibile all’economia dei consumi merita invece attenzione. I giornali estivi hanno dato ampio spazio a una ricerca che ha misurato l’impatto sul PIL 2014 degli 80 euro mensili percepiti da chi ha un reddito tra 8mila e 26mila euro e che anticipa quello del 2015.

global brands

Global Brands: Me, Myself and I

Mark Up, September 1998 – The introduction of the single currency will create an uncontrollable future for brands and global brands.

We must therefore be aware that the consequence of a violent and rapid upheaval as the adoption of a single currency, can not be assessed immediately, but only in the medium term, say in 2010 or after. At that time the careers of many managers and bureaucrats will be close to the end. They wont see the results of their present decisions. This is is the drama of planned macroeconomic decisions of policy makers. Who decides today, wont take responsibility for the outcomes tomorrow.

Grecia

Grecia e default: il “Pianto Greco” – parte 2

Curiosando su Internet ci si può imbattere in questo grafico che riassume la durata e il numero dei default in cui sono incorse varie nazioni durante due secoli di storia. La Grecia è al primo posto. Per 48+5 anni su 215, si è trovata in questa situazione critica. Prima dell’entrata nell’UE i vari default hanno causato situazioni socio-politiche molto più drammatiche di quelle attuali. La solidarietà europea è stata infatti molto più ampia e concreta di quel che scrivono i giornali. Com’è possibile che tutto questo sia accaduto? Leggiamo in un numero di Newsweek di luglio 2015, alcune interessanti annotazioni.

banche

Banche e pianto Greco: lamenti e giaculatorie

“Gli aiuti alla Grecia sono andati alle banche tedesche”. “Noi paghiamo le pensioni dei greci”. “No! Noi paghiamo le banche tedesche, e di questi soldi i greci non sentono neanche l’odore” questa è la deduzione intelligentissima di un leader politico di grande notorietà. È fondamentale perché dimostra che l’Economia Politica non è e non sarà mai una “scienza”. Infatti il pensiero economico è costituito da un sapere che non sedimenta, che non progredisce in base a “leggi” provate.

recessione

Recessione? Un collasso economico che parte da lontano

Non stiamo vivendo una recessione, ma una stagnazione irreversibile, a cui si può porre rimedio solo se il processo di creazione della ricchezza (ovvero della crescita del reddito prodotto) riprende secondo logiche diverse da quelle attuali. La giustificazione ideologica per sostituire il libero mercato con il monopolio pubblico venne dalla divulgazione di un keynesismo all’italiana che partiva dall’identità contabile, inventata dall’economista americano Simon Kuznets: PIL = consumi + investimenti + spesa pubblica.

Spesa pubblica: imparare da Estonia e Latvia

Di euforia in euforia il personaggio del giorno, dopo Draghi, è il giovane Alexis Tsipras, il nuovo Houdini che promette di far scappare la Grecia dalle catene e dalla gabbia in cui l’hanno rinchiusa la Troika, gli euroburocrati e la “finanza”. Il suo progetto, però, è talmente risibile che generalmente non supera la semplice domanda che rivolgo ai miei interlocutori (e a lei che legge): “Sarebbe disposto a investire tutti i SUOI risparmi nei titoli di stato greci emessi in questo nuovo corso?”.

Se risponde NO, le conclusioni sono tratte. La semplice ineludibile premessa per uno stato con un debito insolvibile e un rating S&P di B tendente al CCC+, è: “come ottenere un’ingente, continua massa di denaro fresco da reinvestire in spesa corrente e opere pubbliche per tacitare il popolo esasperato?”

quantitative easing

Quantitative easing: siete proprio sicuri?

Chissà perché tutta questa euforia per il Quantitative Easing del Presidente Draghi, il quale ha promesso di riportare l’inflazione europea al 2% in due anni con un’ iniezione di 1140 miliardi di euro. Perché dovrebbero rallegrarsi le imprese del retail Italiano? Non si era detto che l’aumento dell’1% dell’IVA ebbe effetti disastrosi sugli acquisti delle nostre famiglie? Forse che l’erosione del potere d’acquisto del 2% annuo (ma per certi prodotti di più) indurrà pensionati, precari, giovani coppie sulle soglie della povertà a spendere di più e ad essere più felici?

deflazione

Non chiamatela “Deflazione”

Febbraio 2015. È triste assistere alla banalizzazione dei più elementari concetti di economia, è molto triste. Prendiamo l’idea alla moda: la DEFLAZIONE (dal latino: deflare=sgonfiare). Il suo contrario: INFLAZIONE, divenne, per la prima volta, una voce del Webster American Dictionary, nel 1864. Il termine sottintendeva l’eccessiva creazione di MONETA. Fu poi adattato ai prezzi, o meglio, agli indici di prezzo, solo negli anni ’20, grazie all’influenza del discusso economista Irving Fisher, (inventore di un indice che porta il suo nome).