big data

Big Data ed elasticità di prezzo

Anche nella marketing community Italiana sta crescendo la frenesia per i Big Data, sulla scia di quanto già emerso in quella Americana negli anni passati. Purtroppo però all’entusiasmo iniziale non corrisponde un’adeguata determinazione nell’affrontare la complessità logico-analitica che una simile innovazione comporta. I Big Data, peraltro in disordinata circolazione nel nostro mondo già da tempo, possono svelare i tratti “micro” dei comportamenti di vendita e di acquisto. In altre parole, essi spingono l’analisi a livello del singolo punto di vendita, del singolo shopper, utilizzando dati di frequenza giornaliera e addirittura oraria. I cattivi analisti e gli azzeccagarbugli (in americano: “cons”) ri-aggregano questi dati con il calcolo delle grandi medie (intuitive, ma ingannevoli).

I bravi analisti cercano invece di sfruttare queste informazioni dettagliate per comprendere finalmente i comportamenti individuali. Ne discende che al pari della macro-economia distrutta alla base dalle dimostrazioni di Sims, Lucas e della scuola Austriaca, anche il “macro-marketing” non resiste più alle prove che scaturiscono dai Big Data.

prodotto interno lurido

Dal PIL al… Prodotto Interno Lurido?

“Siamo passati dal Prodotto Interno Lordo al Prodotto Interno Lurido!” è una battuta di Maurizio Gasparri che (politica a parte), a me, è piaciuta. L’aggiunta al PIL di 15 miliardi in più di “economia del malaffare”, dopo i 185 dell’economia sommersa di craxiana memoria, dovrebbe costituire un altro palliativo alle statistiche dissestate del sistema produttivo Italiano…

consumo

Democrazie di consumo schiacciate da un mercato globale senza regole

Un mercato enormemente più ampio e davvero selvaggio ha inglobato il nostro, creando asfissia in molti settori che tentavano di operare secondo le logiche del “consumatore sovrano”.

In tempi di cosiddetto “pensiero unico” la ricerca delle distinzioni è importante. Agli studenti sensibili alle premesse concettuali dello studio del marketing propongo sempre una distinzione fondamentale. L’ambiente in cui questa disciplina si trova a operare non è sempre lo stesso. La differenza da cogliere con chiarezza è quella tra socialdemocrazie e “democrazie dei consumatori”. L’Europa e l’Italia sono socialdemocrazie di fatto. Infatti, i programmi riformisti dei socialisti dei primi anni del ‘900 (scuole, ferrovie, poste, ospedali di stato, regimi privilegiati per la cooperazione, integrazione dei sindacati nella vita economica, imposte progressive ecc.) sono stati tutti realizzati oltre ogni speranza dei nostri bisnonni. Solo l’obiettivo della riduzione del debito pubblico (i bisnonni sapevano bene a chi sarebbe toccato pagarlo) è stato clamorosamente mancato.

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Daniele Tirelli: oltre il prezzo, la qualità a 360°

Novembre 2014. Daniele Tirelli spiega in questa intervista a RetailWatch i prezzi non rappresentano necessariamente la qualità. E’ il buying, la concorrenza fra negozi vicini, i servizi, la fedeltà all’insegna a permettere ad ogni consumatore di fare il proprio pricing.

Le regole della micro-economia, riviste e adattate al reparto ortofrutta dei supermercati, uno dei reparti più critici della grande distribuzione.

crisi

La crisi prepara il nuovo?

Il 16 dicembre 2010 presso il WJC – World Join Center, Via Achille Papa 30, Milano – i membri del Comitato Scientifico di POPAI Italia si sono riuniti per dar vita a un libero confronto sul retail italiano rispetto allo scenario internazionale. Sei esperti di settore si sono incontrati per dibattere sulle sorti del retail nel prossimo decennio, sei differenti contributi a sottolineare la visione multi-prospettica del convegno, in linea con lo spirito che contraddistingue POPAI.

“Una cosa è certa: la dicotomia che tanto piace alla nostra community, beni necessari vs. beni superflui, è svuotata di significato dalla continua mutazione sociale. Esistono solo beni e servizi più o meno elastici al reddito e al prezzo. Ne discende che certe voci di consumo, al di là della patina ideologica che li circonda, danno contributi diversi alla ripresa dopo la recessione a causa della loro reattività differenziata. Dunque sono proprio le voci maggiormente sensibili alle variazioni di reddito che andrebbero stimolate.” (di Daniele Tirelli)

consumismo

C’è qualcosa di nuovo nell’aria, anzi di antico: il consumismo e le sue critiche.

La logica anticonsumista va di pari passo anche con l’evolvere della più grande democrazia di consumo: gli Usa. Dal reverendo S. Graham a J.H. Kellog, tanti furono i fustigatori dei consumi alimentari. Lewis Mumford perorò l’ingresso nella seconda guerra mondiale ed esortò gli americani a sacrificare il consumo, Paul Goodman deplorò il desolante materialismo dell’American Dream dei reduci di guerra, John Kenneth Galbraith ne criticò l’opulenza e tanti intellettuali prestigiosi teorizzarono stili di vita più nobili, dediti alla lettura (di quel che consigliavano i “sapienti”), all’ascolto della musica (colta), alla meditazione. La ricetta? “Learning to be happy with less”.

curva di domanda

La curva di domanda individuale è utile al Marketing-at-Retail?

Se un retailer osserva i dati di un proprio punto di vendita non può non restare sorpreso da un fenomeno molto particolare che mette in discussione tante idee consolidate. Contrariamente a ciò che si può aver appreso in un corso di microeconomia, i dati dimostrano come i prezzi e la domanda riferiti alla propria clientela giornaliera non si comportino nel modo descritto dalla classica “curva di domanda individuale” insegnata all’Università. Ecco perché.

euro

Euro: e se adottassimo monete in parallelo?

Il doppio regime monetario potrebbe funzionare anche per l’uscita dall’Euro. Valutare un’uscita dalla moneta unica si può, anzi si deve. Perché non è detto si sia noi a volerlo abbandonare! Potrebbero essere i Paesi forti a farlo, e allora…

limbo economy

Limbo Economy: la crisi allontana il guru d’impresa

Oggi, tantissime aziende, “curate” dai guru della “caccia ai costi”, si presentano esangui alla sfida del ciclo economico. Due saggi: Richard Cyert e James March predicavano invece, già nel 1963, l’utilità degli “slack buffer”, cioè le sacche di “spreco” organizzativo: uffici studi, ricerche di mercato, field-force proprietarie, ecc. Si è detto: “gazzella o leone, quando ti svegli, inizia a correre!” (ma dove?). In economia, la lunghezza della maratona non è prefissata. L’impresa magra-magra per le cure degli “esperti”, se i km diventano 64 e non 42, è confusa e senza energie. Il cassetto delle innovazioni è semivuoto, le risorse giovani e precarie non hanno una formazione adeguata, la presenza attiva nei circuiti distributivi è scarsa, la rotazione del management è frenetica. Dunque, l’idea che, anno dopo anno, si debba passare sotto un’asticella più bassa della “limbo economy” produce malinconia e scoramento… e non quell’aggressività tipica delle imprese dopo il 1933.