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L’agroalimentare al tempo della crisi

L’agroalimentare è un settore di punta della nostra economia, ma deve fare anch’esso i conti con la crisi. Crisi che induce i consumatori italiani a compiere scelte di acquisto più legate al prezzo che alla qualità.

Ma il ragionamento è in realtà meno scontato di quel che può apparire inizialmente. Il prezzo, infatti, corrisponde a sua volta alla qualità. Non solo, ma riflette anche il soddisfacimento delle esigenze che in campo alimentare stanno diventando sempre più sofisticate. Daniele Tirelli spiega come.

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Limbo Economy: la crisi allontana il guru d’impresa

Oggi, tantissime aziende, “curate” dai guru della “caccia ai costi”, si presentano esangui alla sfida del ciclo economico. Due saggi: Richard Cyert e James March predicavano invece, già nel 1963, l’utilità degli “slack buffer”, cioè le sacche di “spreco” organizzativo: uffici studi, ricerche di mercato, field-force proprietarie, ecc. Si è detto: “gazzella o leone, quando ti svegli, inizia a correre!” (ma dove?). In economia, la lunghezza della maratona non è prefissata. L’impresa magra-magra per le cure degli “esperti”, se i km diventano 64 e non 42, è confusa e senza energie. Il cassetto delle innovazioni è semivuoto, le risorse giovani e precarie non hanno una formazione adeguata, la presenza attiva nei circuiti distributivi è scarsa, la rotazione del management è frenetica. Dunque, l’idea che, anno dopo anno, si debba passare sotto un’asticella più bassa della “limbo economy” produce malinconia e scoramento… e non quell’aggressività tipica delle imprese dopo il 1933.

Consumatori imprevedibili in tempo di crisi

A fronte del 2% in meno dei consumi delle famiglie nel 2009, le interpretazioni che ricorrono più spesso inclinano al catastrofismo sino a mettere in discussione il futuro stesso della nostra “democrazia di consumo”. Il linguaggio iperbolico è certamente un artifizio molto efficace del giornalismo odierno. È però fuorviante per capire le tendenze dei consumi in ottica imprenditoriale. Il clima psicologico dell’opinione pubblica in una società opulenta come quella italiana riveste dunque molta importanza. Eccovi allora alcune fredde e “ciniche” osservazioni per valutare meglio l’opportunità di investire durante le crisi e sfruttare le successive accelerazioni.

Distrattamente angosciati da un mercato saturo

Il largo consumo vive la sua crisi, inconsapevole dei punti di non ritorno raggiunti. Il mutamento è strutturale: mercati saturi e progresso tecnologico fuori controllo. L’istinto spinge
la distribuzione a tagliare i prezzi. L’industria segue a fatica rinunciando ad accrescere il valore simbolico dei prodotti rispetto a quello d’uso. Alle ondate di sconti ‘selvaggi’ ne seguiranno
altre ancor più violente.