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Recessione? Un collasso economico che parte da lontano

Non stiamo vivendo una recessione, ma una stagnazione irreversibile, a cui si può porre rimedio solo se il processo di creazione della ricchezza (ovvero della crescita del reddito prodotto) riprende secondo logiche diverse da quelle attuali. La giustificazione ideologica per sostituire il libero mercato con il monopolio pubblico venne dalla divulgazione di un keynesismo all’italiana che partiva dall’identità contabile, inventata dall’economista americano Simon Kuznets: PIL = consumi + investimenti + spesa pubblica.

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Democrazie di consumo schiacciate da un mercato globale senza regole

Un mercato enormemente più ampio e davvero selvaggio ha inglobato il nostro, creando asfissia in molti settori che tentavano di operare secondo le logiche del “consumatore sovrano”.

In tempi di cosiddetto “pensiero unico” la ricerca delle distinzioni è importante. Agli studenti sensibili alle premesse concettuali dello studio del marketing propongo sempre una distinzione fondamentale. L’ambiente in cui questa disciplina si trova a operare non è sempre lo stesso. La differenza da cogliere con chiarezza è quella tra socialdemocrazie e “democrazie dei consumatori”. L’Europa e l’Italia sono socialdemocrazie di fatto. Infatti, i programmi riformisti dei socialisti dei primi anni del ‘900 (scuole, ferrovie, poste, ospedali di stato, regimi privilegiati per la cooperazione, integrazione dei sindacati nella vita economica, imposte progressive ecc.) sono stati tutti realizzati oltre ogni speranza dei nostri bisnonni. Solo l’obiettivo della riduzione del debito pubblico (i bisnonni sapevano bene a chi sarebbe toccato pagarlo) è stato clamorosamente mancato.

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Fairway: l’euforica esaltazione della crapula

L’aria dimessa dell’esterno di Fairway serve ad amplificare l’esplosione interna della più sorprendente esibizione di prodotti alimentari, enfatizzata da una comunicazione immediata. Benvenuti nel “più grande food store del pianeta”. Stiamo entrando in un “contenitore” che narra, nell’atmosfera satura e veridica di un quartiere degradato, una storia sorprendente: il trionfo del cibo autentico in un’America laboriosa, curiosa e ormai lontana dal junk food e, allo stesso tempo, distante anche dai “palati decadenti” della metropoli più ricca e sofisticata del mondo.