Discount e Category Killer

Novembre 1993 – Riflettevo, leggendo un editoriale di Progressive Grocer di qualche mese fa, su una frase che suona pressappoco così: “Verrà un giorno in cui i supermarket ringrazieranno i clubs, WalMart e K-Mart per avere reso più duro il loro cammino”. Mi domandavo cioè, se un giorno anche nel nostro paese vi sarà un riconoscimento dell’utilità, sia per il mondo della distribuzione che per quello dell’industria, del ruolo che sta svolgendo attualmente la minaccia (quantitativamente ancora insignificante) portata dai discount e dai cosiddetti “category killers”.

Credo che un tale giorno, vista l’ondata emotiva che il fenomeno sta suscitando in tutto il mondo del marketing, sia lontano. Eppure alla luce dei dati internazionali più recenti che Nielsen sta raccogliendo e filtrando, non si può negare che l’ambiente che ruota attorno ai consumi privati delle famiglie stia rapidamente prendendo coscienza che, a parte gli eventi propriamente politici, il tempo delle grandi scelte commerciali e produttive indotte dall’allargamento degli scambi internazionali sia venuto. Per chi, come Nielsen, può godere di un osservatorio privilegiato la visione del cambiamento di attitudine verso le regole di mercato, che si è manifestato dalla fine del 1991 in poi, è stupefacente. Quasi nessuno oggi nelle discussioni relative alle prospettive congiunturali ripropone con convinzione le vecchie affermazioni circa la diversità dell’ Italia.

Coop

Ah… se Coop fosse Central Market!

Un amico rileva nel mio argomentare sui prodotti tipici una biliosa ipocondria. Invece so anche immaginare un destino diverso per queste glorie offuscate della nostra civiltà ed il mio auspicio si riassume nel titolo dell’articolo. Ma perché proprio Coop? Semplice: è l’unica ad avere le dimensioni giuste per avviare una tendenza virtuosa a favore della cultura alimentare dei nostri connazionali. I francesi sono occupati in altre faccende e privilegerebbero la Francia. Esselunga non ha gli spazi sufficienti. La d.o.? … troppo eterogenea!

Coop, viceversa, ha un enorme parco di clienti fidelizzati, su cui esercita un comprovato ascendente. Coop sta integrando la tradizionale missione del prezzo basso, con il miglioramento della qualità della vita d’una clientela sempre più abbiente e cioè (volenti o nolenti) verso un consumerismo attualizzato, intelligente e pragmatico. Coop sostiene l’Università di Scienze Gastronomiche ed è impegnata nell’esperimento Eataly. Belle premesse tutte necessarie, ma non sufficienti.

Top by Esselunga: sintesi di evoluzione

Un vasto pubblico di “sinistra al brasato”, di “signore bene” e di “tuttoturisti” costituisce un target molto appetibile. Le marche private di gastronomia sembrano sopraffatte da altre priorità congiunturali. Ma Esselunga, con la sua prussiana coerenza, sembra meglio attrezzata per cogliere la ghiotta occasione.

Euro vs Dollaro: chi ci guadagna?

Siamo consapevoli del divario del costo della vita reale in Europa e in USA? Le fluttuazioni euro-dollaro si rivelano più vantaggiose per gli USA che per noi. E il peso di un euro “forte” diventa per i nostri retailer sempre più grande.